Le catene di approvvigionamento globali stanno vivendo un momento di difficoltà evidente, acuito ancor di più dalla pandemia da Covid-19. I motivi di questa sofferenza sono da ricercare soprattutto in:

  • Carenza di materie prime
  • Carenza di manodopera
  • Aumento della domanda

In questo articolo ci concentreremo in particolare sulla mancanza di manodopera nella supply chain e nella logistica, sui motivi da cui trae origine, sui problemi che essa comporta e su come è possibile porvi rimedio.

Quali fattori hanno portato alla mancanza di manodopera?

La carenza di manodopera viene così definita dalla Commissione Europea:

“Si ha mancanza di manodopera quando la domanda per un determinato ruolo eccede l’offerta di lavoratori che hanno il desiderio, le qualifiche e la disponibilità per svolgere quella mansione.”

La carenza di personale lungo le filiere di approvvigionamento e nella logistica trova quindi origine in molti fattori, sia generici – cioè che riguardano la popolazione attiva nel suo complesso – sia specifici – riguardanti le caratteristiche del settore. Questi fattori si sommano alle altre problematiche, rendendo le supply chain non più fluide ma con colli di bottiglia che ne rallentano – o nei peggiori casi bloccano – il funzionamento.

Quali sono stati i settori più colpiti dalla carenza cronica di personale? In primis troviamo quello dell’ospitalità e della ricettività (51%), salute e assistenza sociale come secondi (49%), seguiti dal manifatturiero (47%). Tuttavia, tassi molto elevati si sono mostrati anche nel trasporto e stoccaggio (36%) e nella vendita al dettaglio (31%) [Fonte: Labour Market Outlook Summer 2021]

Invecchiamento della popolazione nell’eurozona

Dietro al problema della carenza di manodopera vi sono non solo risvolti sociologici, ma una tendenza che è difficile da invertire: la popolazione europea sta inesorabilmente invecchiando. Secondo uno studio condotto dalle Nazioni Unite, si stima che nel 2050 le persone in età lavorativa (tra i 20 ed i 64 anni) saranno 95 milioni in meno rispetto al 2015.

Il problema dell’invecchiamento della popolazione – quindi il numero di persone che entrano nel mercato del lavoro è inferiore a quelle che ne escono – ha inciso e incide sul settore della supply chain e della logistica in particolar modo. Infatti si tratta di lavori manuali e fisici, percepiti come di fatica e quindi non allettanti per i giovani e non adatti per i lavoratori più adulti.

Cambiamenti causati dalla pandemia da Covid-19

La pandemia da Covid-19 ha cambiato enormemente abitudini e stili di vita e ha limitato la libertà di circolazione. Questo fatto ha avuto ripercussioni sulla disponibilità di popolazione attiva in alcuni settori per diverse ragioni:

  • Molti lavoratori migranti attivi sono ritornati nei paesi d’origine durante la pandemia e non sono rientrati nel posto di lavoro una volta terminata l’emergenza;
  • Settori percepiti come “pericolosi” dal punto di vista sanitario sono stati abbandonati per lavori ritenuti più sicuri;
  • Le limitazioni alla mobilità, non ancora ripristinate ai livelli pre-pandemia, hanno inciso sui flussi migratori dei lavoratori.

Disallineamento di competenze tra domanda e offerta 

Lo spostamento di persone attive in settori ritenuti più sicuri o che durante la pandemia non hanno dovuto sospendere la propria attività, ha comportato un grande disallineamento tra le competenze richieste dal mondo del lavoro e quelle offerte.

Questo si è acuito soprattutto con la ripresa delle attività del settore manifatturiero e quindi delle filiere produttive e di approvvigionamento, dove mancano figure chiave competenti. La conseguenza è stato un rallentamento generale delle consegne e delle produzioni poiché il personale disponibile non è sufficiente per rispondere alla domanda.

Cosa significa lavorare nella logistica e supply chain oggi

Fra i motivi che hanno portato alla mancanza di manodopera nelle filiere di approvvigionamento e nella logistica vi è quello di ritenerli, erroneamente, lavori prettamente fisici e di fatica e quindi non appetibili. Questa idea è molto lontana dalla realtà della logistica 4.0: le aziende della logistica e della supply chain si stanno dotando sempre più di sistemi tecnologici e software all’avanguardia per migliorare l’efficienza operativa, le condizioni di lavoro degli operatori e tutelare la loro salute con sistemi più ergonomici ad esempio che consentano di ridurre i rischi di infortuni. 

Il settore è inoltre uno di quelli in cui l’attenzione alla sostenibilità, anche ambientale, è al centro di una rivalutazione dell’impatto delle operazioni della filiera. La differenza quindi tra le skills richieste e le condizioni di lavoro realmente offerte dal settore, e ciò che la forza lavoro percepisce rende difficile trovare personale qualificato per operare nel mondo della logistica oggi.

Come le catene di approvvigionamento possono sopperire al calo di manodopera

Nel 2021 la vacanza di impiegati in ruoli chiave per la catena di approvvigionamento è stato un vero e proprio problema: 36% del campione di datori di lavoro intervistati per il report Labour Market Outlook Summer 2021 ha evidenziato la propria difficoltà a trovare personale, contro il 26% dell’anno precedente. 

Aziende e supply manager possono quindi affrontare la mancanza di forza lavoro attiva in diversi modi:

Dal momento che vi è un’evidente percezione errata delle condizioni di lavoro lungo le filiere di approvvigionamento, le aziende dovrebbero modificare la propria comunicazione verso il mercato del lavoro per assicurarsi personale qualificato nei ruoli strategici come il trasporto e la logistica. Questo è ancor più necessario dal momento che i candidati ammissibili sono per la maggior parte i Millenials e la Generazione Z che hanno sfiducia e percezione errata del settore.

Le decisioni in ambito supply chain sono data driven, le merci sono lavorate e movimentate grazie all’automazione e ai robot mobili, il lavoro degli operatori è alleviato dai dispositivi wearable. Tutto questo contribuisce a rendere il settore più appetibile, con posizioni di lavoro oggi più vicine a quelle impiegatizie e manageriali che manifatturiere. Ai candidati vengono richieste competenze sempre più trasversali, fisiche e tecniche. Quindi se la supply chain è automatizzata e gestita col supporto della tecnologia il settore risulterà più attrattivo.

Il Covid-19 ha mostrato i limiti della logistica just-in-time. Le fluttuazioni del mercato mettono in crisi questo modello produttivo e la mancanza di manodopera è un ulteriore limite della capacità di rispondere ai picchi di domanda. L’aumento delle scorte just-in-case permette una maggior resilienza e la capacità di rispondere ai picchi di domanda in modo pronto anche con carenza di manodopera, ma solo se la logistica e il magazzino hanno determinate caratteristiche.

La logistica 4.0 come soluzione alla crisi della supply chain

Se, come detto sopra, la logistica e l’aumento dello stock possono essere la nuova frontiera per la resilienza delle catene di approvvigionamento moderne, sorgono al contempo due problemi:

  • Eccessivo sovraccarico degli operatori
  • Mancanza di superficie

La soluzione sta, ancora una volta, nell’adozione della tecnologia.

Robot mobili autonomi e dispositivi wearable 

Per aiutare gli operatori della logistica nella movimentazione e carico-scarico merci le aziende che operano nel settore dell’Intelligenza Artificiale hanno messo a punto robot mobili autonomi altamente performanti. 

Le aziende della filiera dell’approvvigionamento e logistica lo sanno e infatti la loro adozione cresce a dismisura: Brain Corp segnala un aumento del 226% della superficie coperta dai suoi AMR tra aprile-ottobre 2021.

Questo dato conferma sia la sensibilità del settore verso le innovazioni tecnologiche sia quanto queste innovazioni siano necessarie per rispondere alle esigenze della logistica oggi. Un robot AMR è in grado di lavorare potenzialmente senza interruzioni e a ritmi umanamente impossibili, rendendo più facile rispondere ai picchi di domanda.

Gli operatori, d’altro canto, si vedranno sollevati dagli incarichi più pesanti della mansione, potendosi dedicare alla supervisione e previsione del lavoro. I dispositivi wearable li aiutano inoltre ad individuare prontamente eventuali criticità a punti del magazzino in cui è necessario il loro intervento.

Magazzini autonomi verticali

Aumentare gli stock di materiale per aumentare la resilienza comporta una inevitabile necessità di maggior superficie di stoccaggio. Oltre a magazzini di maggiori superfici, un altro modo per aumentare la capacità di stock è quella di ottimizzare lo spazio occupato. 

In questo caso la soluzione sono sicuramente i magazzini verticali che, sviluppandosi in altezza, garantiscono lo sfruttamento della superficie disponibile in tutte le direzioni. Un magazzino automatico, come per esempio il Modula Lift, segue la logica di merce all’uomo. Un elevatore centrale sposta i cassetti dagli alloggiamenti di stoccaggio alle baie di prelievo, dove i materiali vengono consegnati agli operatori in posizione ergonomica. 

Ulteriore vantaggio dei magazzini autonomi è che sono perfettamente integrabili con i sistemi tecnologici di gestione dei magazzini, aumentano la velocità e l’efficienza totale del magazzino senza che questo comporti un sovraccarico fisico e di stress per gli operatori. Moderne soluzioni di picking contribuiscono infatti a facilitare il lavoro degli addetti al prelievo e rendono i magazzini automatici la soluzione di elezione per chi desidera adottare soluzioni d’avanguardia per migliorare le prestazioni e le condizioni di lavoro.

Se desideri scoprire quanto riorganizzare il magazzino possa contribuire a migliorare la soddisfazione del personale e quindi rendere più appetibile per la manodopera lavorare nella logistica, scarica il nostro approfondimento.

Idee per la riorganizzazione del magazzino

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